Io sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo piu’ perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me piu’ naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

Sylvia Plath

E allora impara a vivere.

Tagliati una bella porzione di torta con le posate d’argento.

Impara come fanno le foglie a crescere sugli alberi.

Apri gli occhi.

Impara come fa la luna a tramontare nel gelo della notte prima di Natale.

Apri le narici.

Annusa la neve.

Lascia che la vita accada.

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Da " Selvaggia Saudade "

𝐴𝑙𝑙’𝑖𝑚𝑏𝑟𝑢𝑛𝑖𝑟𝑒 𝑚𝑜𝑟𝑚𝑜𝑟𝑎_
[ 𝑠𝑎𝑢𝑑𝑎𝑑𝑒 𝑑𝑖 𝑚𝑎𝑟𝑒 ]
è 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑠𝑐𝑎𝑙𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑙’ 𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒…

Copyright 2020′ Maria Petrungaro






Qui, Il suono dell’ ombra, per gli appassionati di parole…

Glicine immortale

| E’ il mio sogno cullarti

fra le mie braccia

fare di te la mia ossessione,

svegliarmi e guardarti mentre dormi,

sogni

e chissà quali mari navigherai,

quali monti scalerai.

Ed io al tuo fianco

avrò anima di ferro

coraggio di leone.

Coltiverai il mio glicine immortale,

il simbolo del nostro amore

eterno

che va lontano

senza girarsi,

senza ombre di dubbi,

solo un oceano infinito da osservare

insieme.

Wislawa Szymborska – Monologo per Cassandra

Sono io, Cassandra.
E questa è la mia città sotto le ceneri.
E questi i miei nastri e la verga di profeta.
E questa è la mia testa piena di dubbi.

È vero, sto trionfando.
I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.
Solamente i profeti inascoltati
godono di simili viste.
Solo quelli partiti con il piede sbagliato,
e tutto poté compiersi tanto in fretta
come se mai fossero esistiti.

Ora rammento con chiarezza:
la gente al vedermi si fermava a metà.
Le risate morivano.
Le mani si scioglievano.
I bambini correvano dalle madri.
Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi.
E quella canzoncina sulla foglia verde –
nessuno la finiva in mia presenza.

Li amavo.
Ma dall’alto.
Da sopra la vita.
Dal futuro. Dove è sempre vuoto
e nulla è più facile che vedere la morte.
Mi spiace che la mia voce fosse dura.
Guardatevi dall’alto delle stelle – gridavo –
guardatevi dall’alto delle stelle.
Sentivano e abbassavano gli occhi.

Vivevano nella vita.
Permeati da un grande vento.
Con sorti già decise.
Fin dalla nascita in corpi da commiato.
Ma c’era in loro un’umida speranza,
una fiammella nutrita del proprio luccichio.
Loro sapevano cos’è davvero un istante,
oh, almeno uno, uno qualunque
prima di –

È andata come dicevo io.
Solo che non ne viene nulla.
E questa è la mia veste bruciacchiata.
E questo è il mio ciarpame di profeta.
E questo è il mio viso stravolto.
Un viso che non sapeva di poter essere bello.

Se desiderate conoscerla un po’ di più vi consiglio di leggere uno dei suoi capolavori: la gioia di scrivere.
Buona lettura.