Io sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo piu’ perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me piu’ naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

Georges Simenon

Per quarant’anni mi sono annoiato.

Per quarant’anni ho guardato la vita come quel poverello che col naso appiccicato alla vetrina di una pasticceria guarda gli altri mangiare i dolci.

Adesso so che i dolci sono di coloro che si danno da fare per prenderli.  

Sylvia Plath

E allora impara a vivere.

Tagliati una bella porzione di torta con le posate d’argento.

Impara come fanno le foglie a crescere sugli alberi.

Apri gli occhi.

Impara come fa la luna a tramontare nel gelo della notte prima di Natale.

Apri le narici.

Annusa la neve.

Lascia che la vita accada.

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Qualunque decisione tu abbia preso per il tuo futuro, sei autorizzato, e direi incoraggiato, a sottoporla ad un continuo esame, pronto a cambiarla, se non risponde più ai tuoi desideri.

Porridge a colazione

Era da un po’ di tempo che non parlavo di cucina. Quindi, mettiamoci subito all’opera.

Ho fatto il porridge ma prima di fare quattro chiacchiere a riguardo vorrei soffermarmi sulla parola “porridge”.

Sapevate già che deriva da un lato da “pottage”, calco dal francese “potage”, che sta per zuppa, e dall’altro da “pot”, cioè pentolino?


Il porridge è un piatto importante nella colazione anglosassone, un piatto facile e anche veloce da fare, soprattutto nel week end, quando vogliamo lasciare la fretta a riposo e rilassarci un po’ con la nostra famiglia.
È una pappa d’avena, latte, frutta secca e frutta fresca ma si possono creare molte varianti, è dolce ma si puo’ comporre anche quella salata, a seconda dei gusti. La stessa cosa vale per il topping, si puo’ variare in base ai gusti personali. Io personalmente preferisco quella più gustosa e ricca.


Passiamo all’esecuzione del piatto

Ingredienti

70 gr di fiocchi di avena

100 ml latte

100 ml acqua

Per il topping

Miele, mele, mandarini e cannella

Metti i fiocchi d’avena in ammollo in una ciotola per 1 ora oppure la notte prima ( io ho fatto così). Dovranno essere completamente ricoperti.
Trasferi in un pentolino con il latte, il sale e cuoceteli per circa 4-5 minuti o comunque fino a quando il composto si sarà addensato.
Una volta raggiunta la consistenza desiderata procedi al topping. Decora con miele ( io ho usato quello di acacia ) frutta fresca e cannella.
Infine, consumalo subito.

E a voi piace il porridge? Come lo preparate?

Glicine immortale

| E’ il mio sogno cullarti

fra le mie braccia

fare di te la mia ossessione,

svegliarmi e guardarti mentre dormi,

sogni

e chissà quali mari navigherai,

quali monti scalerai.

Ed io al tuo fianco

avrò anima di ferro

coraggio di leone.

Coltiverai il mio glicine immortale,

il simbolo del nostro amore

eterno

che va lontano

senza girarsi,

senza ombre di dubbi,

solo un oceano infinito da osservare

insieme.

Invincibile estate

Mia cara,
nel bel mezzo dell’odio
ho scoperto che vi era in me
un invincibile amore.
Nel bel mezzo delle lacrime
ho scoperto che vi era in me
un invincibile sorriso.
Nel bel mezzo del caos
ho scoperto che vi era in me
un’ invincibile tranquillità.
Ho compreso, infine,
che nel bel mezzo dell’inverno,
vi era in me
un’ invincibile estate.
E che ciò mi rende felice.
Perché afferma che non importa
quanto duramente il mondo
vada contro di me,
in me c’è qualcosa di più forte,
qualcosa di migliore
che mi spinge subito indietro.

Canto primo


Inferno ( versi 1 – 9 ) 📖


~ Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.



To be continued…

Pensieri in semina

I pensieri hanno la loro età,
un giorno ti svegli e ti accorgi che
uno di loro non ti tocca più,
non c’è più traccia,
nessun richiamo.
È come un nuovo risveglio,
come questa frescura improvvisa che
somiglia a una ridente fontanella di paese che
fiotta nuove passioni floreali,
è come un libro nuovo sul comodino,
uno di quelli che sembra essere stato scritto
al tramonto di un’ estate infinita,
cadeau per un autunno dolcissimo,
complice di un inverno coperto
da piccole note
ai margini di un libro
già vissuto e adorato.

Risotto agli asparagi e noci


Prendiamo carta e penna 📝

Ingredienti


500 grammi di Riso Carnaroli
Brodo vegetale
Asparagi
1 cipollotto
7 noci
Parmigiano grattugiato
Olio Evo e sale

Ecco la ricetta del risotto agli asparagi e noci

Lavare bene gli asparagi e tagliare solo la parte più tenera in piccoli pezzi.
Tagliare a julienne una cipolla e farla rosolare in una padella con due cucchiai di olio extravergine di oliva.
Aggiungere gli asparagi, 1/2 cucchiaino di sale e due cucchiai di acqua.
Coprire e far cuocere per 10 minuti.
Aggiungere i gherigli spezzettati.
Tostate il riso.
Unite lentamente il brodo vegetale, poco alla volta, continuando a girare per 10 minuti a fuoco lento.
Aggiungere ora 1 cucchiaino di sale e gli asparagi.
Continuate a girare per altri 10 minuti. Spegnere la fiamma e cospargere abbondantemente di parmigiano ( ovviamente è facoltativo e a seconda dei gusti personali).
Servire il piatto caldo.

Non resta che spiegare i tovaglioli sulle ginocchia 😊


Shakespeare diceva

Tis an ill cook that cannot lick his own fingers.

Se…

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono e te ne fanno colpa,
se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo pero’ considerazione anche del loro dubbio,
se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
o essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
o essendo odiato, non dare spazio all’odio,
senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio,
se saprai sognare senza fare del sogno il tuo padrone,
se saprai pensare senza fare del pensiero il tuo scopo,
se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
e trattare allo stesso modo questi due impostori,
se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto,
distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
o a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
e piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi,
se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
e rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
e perdere,
e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita,
se saprai serrare il tuo cuore,
tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti
e a tenere duro quando in te non c’è più nulla,
se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”,
se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù
o passeggiare con i Re rimanendo te stesso,
se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
se per te ogni persona conterà ma nessuno troppo,
se saprai riempire ogni inesorabile minuto
dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
e — quel che più conta — sarai un Uomo,
figlio mio!

Di Rudyard Kipling vi consiglio di leggere ” Il libro della giungla ”.

Buona lettura e, se vi va, fatemi sapere opinioni, critiche e stupori.

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Le fatiche del vento, di Luigi Pirandello

Molto ha da fare il vento con le nuvole,
frivolo armento senza disciplina.
Piace al sole con pompa e con ossequio
d’essere accolto in cielo ogni mattina:
e fin dall’alba, ecco il vento in servizio
a preparargli una regal cortina.
Sul vespro, poi, nuovo apparato!
Gli uomini soglion tra loro chiamar pazzo il vento;
forse perché si pensa che non debbano
costar fatica alcuna, alcuno stento,
que’ suoi servigi; ma se gli si sbandano
le nubi e il sol se ne va via scontento?
Se ogni villano vuol acqua sul proprio
campicello, e lui, per firmamento,
gira e rigira non trova una nuvola,
quando poche sarebbero anche cento?